Vita da campo: il primo atterraggio.

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Si vivono dei momenti che a pensarci non credi di poterne essere stato tu il protagonista. Situazioni nelle quali le emozioni si accavallano alla velocità della luce senza nemmeno darti il tempo di capire quali siano. Il giorno in cui si prova il primo atterraggio è uno di quelli. Mamma mia.

Vita da campo: il primo atterraggio.

Il giorno del primo atterraggio comincia di solito con un mega cazziatone del socio istruttore che ti ha seguito lungo il percorso di apprendimento: “come cacchio hai fatto a dimenticare il glow!!!?“.

Eh come ho fatto; non l’ho dimenticato, l’ho lasciato a casa apposta. No benza no decollo, no decollo no volo, no volo NO ATTERRAGGIO. Non è difficile signor istruttore.

Che poi lo sai che è una soluzione stupida; vuoi che non ci sia qualcuno al campo disposto a regalarti un pieno di glow? A maggior ragione se il socio magnanime scopre che è il giorno in cui dovrai atterrare da solo e dunque al 99% farai il botto.

Dipende solo da come ti allinei alla pista, il resto lo fa tutto il modello” diceva il mio maestro. Ma non c’era nulla da fare, quando era ora di atterrare gli lanciavo telecomando e quello che succedeva succedeva, cazzi suoi. Di atterrare non se ne parlava.

Ma il giorno poi arriva, è mattino presto e il socio istruttore ti dice che oggi ti lascia da solo. Non credo che Gesù si sia sentito così tanto tradito da Giuda come te oggi. I sensi si anestetizzano, perdi l’uso dell’olfatto; ti sembra di sentire puzza di cacca provenire dalla stalla vicina ma in realtà sei tu in preda ai crampi intestinali.

Mi ricordo che il primo giorno che da solo ho fatto atterrare il mio modello non riuscivo più a parlare. Dopo essere decollato ho iniziato a sperare che in cielo si materializzasse un KC-767, l’aereo militare per effettuare il rifornimento in volo. Non volevo più scendere.

Il preciso momento in cui ho scelto che avrei provato l’allineamento è coinciso con la presa di coscienza che probabilmente sarebbe successo l’irreparabile; credo sia una sensazione tipo roulette russa, sai che stai rischiando tutto ma devi farlo.

Torniamo a noi. Il volo nel giorno del primo atterraggio è uno schifo; prima di decollare ricontrolli quaranta volte se ti ricordi a cosa corrisponde ognuno dei comandi che impartisci con gli stick.

Decolli e dopo poco diventi il primo al mondo che è riuscito a fare stallare il Calmato per tre volte nello stesso volo. Stai pilotando da schifo.

L’istruttore si allontana da te, si gira, da uno sguardo agli altri soci, abbassa la testa e la scuote; sembra dottor House quando comunica ai parenti che il paziente non ce l’ha fatta. Oggi non ce la puoi fare.

Ok, senti suonare le campane a morto, è l’ora di atterrare. Scoprirai solo l’indomani che le campane hanno suonato per davvero, han fatto il funerale a Giacomino, il pensionato aeromodellista più longevo del mondo. E’ arrivato a 103 anni con ben 7 dita delle due mani integre. Un record.

Non divaghiamo. Dalla piazzola per i piloti decidi di tentare l’allineamento del modello. Decidi di fare qualche passo verso la pista, per non farti trarre in inganno dalla percezione delle distanze.

Dopo circa 2 minuti senti una voce in lontanza: “Ohhh sa fet le nfond! Torna che subit!” (ohh cosa fai la in fondo, torna qua subito!). I pochi passi verso la pista si sono trasformati in una 3 Km non competitiva, sei arrivato a fondo pista e sei perfettamente in centro alla linea di atterraggio.

Il modello è a 30 metri da terra e ti passa sulla destra; motore a metà gas e virata a sinistra con sostegno del cabra. Ok è allineato! Talmente allineato che ti punta dritto in faccia manco fossi il controllore dell’assetto di volo per gli atterraggi sulla USS GERARD, portaerei americana di classe Nimitz ancorata nelle acque Irachene.

Motore al minimo e inizio della discesa. Sei gasato, è fatta, viene giù da solo.

In un attimo ti credi di essere diventato Sebastiano Silvestri e la tua testa ti rovina la festa: “Spetta che lo raddrizzo un altro po’ usando solo la coda“. Ma quanto sei scemo?

Addio assetto, addio direzione, addio tutto. Panico. Inizi a smanettare lo stick degli alettoni a destra e a sinistra che il rumore delle molle che schioccano lo sente anche il povero Giacomino. Il modello si avvicina sempre di più alla pista oscillando a destra e a sinistra. Ti rendi conto di essere in mezzo e con un balzo tipo Michael Jordan riesci ad evitare che l’elica ti porti via la testa.

Sempre più basso, tocca terra, chiudi motore e hai la grande idea di ‘lavorare’ col picchia/cabra. Botta clamorosa del carrello anteriore che a ragion veduta avevi rinforzato con fibra di carbonio potenziata al plutonio. Il risultato è che il modello sobbalza in aria ed inizia a scangurare che quando giunge la notizia in Australia non riescono a crederci.

Al 7° rimbalzo l’inerzia è finita ed il tuo Calmato non ce la fa proprio più a restare per aria; si ferma a fondo pista.

Si ferma il tempo. Non capisci ancora cosa sia successo, provi a rimettere in fila tutto quello che hai appena fatto.

Dai box parte un applauso che però tu senti dopo 3 minuti per via della distanza a cui sei arrivato per cercare l’asse pista.

Realizzi, hai compiuto il tuo primo atterraggio. Butti per aria la radio e a 48 anni corri e salti come un bambino che per la prima volta va a giocare al parco.

Ti senti vivo come non mai e non fai altro che chiederti: “Ma quanto cacchio è bello l’aeromodellismo??

Ditemelo voi, quanto cacchio è bello l’aeromodellismo RC?…fine

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adminaero

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A Cura di Giosuè Garofalo. Amo il volo e l' Aeromodellismo ma ancora di più lo SHOW che questa grande passione porta con se!

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2 Risposte

  1. Tiziano ha detto:

    Sei un grande !!

  2. walter ha detto:

    Tutto bellissimo, prova però ad immaginare quando sull’aereo ci sei realmente seduto sopra e l’istruttore ha deciso di rimanere a terra…

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